03 Maggio 2017

In che modo è possibile preservare la propria fertilità?

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La preservazione della fertilità è una delle più grandi conquiste che la medicina della riproduzione ha ottenuto negli ultimi 10  anni rispetto ai 50 anni di ricerca medica e biologica in questo campo, e si attua mediante una metodica definita crioconservazione.

La crioconservazione è una branca della criobiologia che prevede l’interruzione reversibile dei processi biochimici e metabolici delle cellule, consentendo alle stesse di mantenere la propria vitalità a lungo grazie all’uso di sostanze crioprotettrici. La crioconservazione si effettua tramite congelamento a bassissime temperature (–196°C) in azoto liquido.

È possibile crioconservare:

•  Spermatozoi

•  Tessuto testicolare

•  Ovociti

•  Tessuto ovarico

•  Zigoti

•  Preembrioni prima della compattazione

•  Blastocisti

 

Chi deve crioconservare?

Nella popolazione maschile:

  • Soggetti ipofertili
  • Soggetti con azoospermia
  • Soggetti che si sottopongono a vasectomia
  • Soggetti che devono sottoporsi a chemio e/o radioterapia

 

Nella popolazione femminile:

  • Pazienti affette da endometriosi o malattie genetiche (POF)
  • Pazienti oncologiche che devono sottoporsi a chemio e/o radioterapie
  • Pazienti affette da patologie non oncologiche (malattie autoimmuni)
  • Donne che manifestino opposizione etica o legale alla crioconservazione embrionaria
  • Donne che decidono di donare i propri ovociti (Ovodonazione)

Attualmente, le metodiche usate per la crioconservazione sono due: congelamento lento, utilizzato per la crioconservazione dei gameti maschili, e vitrificazione, usata per la crioconservazione di ovociti ed embrioni.

La crioconservazione dei gameti maschili è, ad oggi, una metodica sicura ed efficace e prevede dapprima la concentrazione del campione e lo stoccaggio dello stesso all’interno di appositi contenitori assieme al crioprotettore e il congelamento vero e proprio dello stesso. Il congelamento, in questo caso, si definisce lento perchè prevede una fase iniziale in vapori di azoto e successivamente l’immersione in azoto liquido. La tecnica permette di ottenere percentuali altissime di sopravvivenza post-scongelamento, sebbene il campione, come conseguenza della metodica stessa, potrebbe presentare una riduzione della motilità, danni ultrastrutturali (sia a livello della membrana cellulare, sia a livello dei mitocondri) e un aumento del grado di denaturazione del DNA.

Il congelamento rapido (vitrificazione) usato per ovociti ed embrioni, presenta il grosso vantaggio rispetto al congelamento tradizionale, di impedire la formazione di cristalli di ghiaccio che potrebbero indurre danni cellulari, infatti il congelamento avviene mediante immersione diretta del campione in azoto liquido ad una velocità tale che le cellule non hanno il tempo di formare cristalli. Anche nel caso della vitrificazione sono garantite percentuali di sopravvivenza altissime dopo scongelamento, che possono realisticamente offrire buone possibilità di gravidanza, seppur più basse rispetto ai cicli a fresco.

Infine la crioconservazione è consigliata ed applicata a uomini e donne che decidono di posporre l’esperienza della paternità / maternità per ragioni non mediche ma che dipendono da fattori sociali ed economici (Social freezing), ovvero a tutte quelle coppie che per motivi personali, non desiderano gravidanze immediate, ma che non vogliono pregiudicarsi la possibilità di averle in futuro.

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